Somministrazione del pasto
Somministrazione del pasto

SCONGELAMENTO, RISCALDAMENTO E SOMMINISTRAZIONE DEI PASTI

Premessa: Fornire prede vive ai serpenti. detenuti in cattività, oltre che essere vietato - salvo prescrizioni veterinarie - da varie disposizioni normative (nella maggior parte dei casi Regolamen. comunali), può risultare inadatto/pericoloso per diversi motivi, tra cui i principali sono: - Trasmissione di parassi. di vario tipo, se la preda dovesse risultarne infestata; - Ferite da morso, che in base alla situazione possono degenerare in infezioni o addirittura provocare la morte dell’ofide. Per questo, viene spesso consigliata la somministrazione di prede decongelate, le quali, oltre ad azzerare la possibilità degli “svantaggi” precedentemente descritti (NB: i parassi. muoiono se sottooposti a congelamento) risultano spesso anche più economiche e più facilmente reperibili. C’è però da porre attenzione al metodo di scongelamento e riscaldamento delle prede in questione, in quanto trattamenti errati possono risultare in spiacevoli episodi, come ad esempio lo sfaldamento dei tessuti (se la preda viene sottoposta a temperature troppo elevate: ad esempio, se messe all’interno di un microonde, praticamente “esplodono”) o l’eccessiva proliferazione della carica batterica (se lo scongelamento avviene per tempi troppo prolungati e a temperature non idonee). Ecco, quindi, una guida su come procedere al correttoo scongelamento e riscaldamento delle prede, attraverso varie tecniche, da cui ciascuno può scegliere quella con cui si possa trovare meglio. Scongelamento: Esistono solo due tecniche corrette e consigliate per effettuare questa procedura; qualsiasi altro metodo può risultare “pericoloso” ed è quindi sconsigliato (es: scongelamento a temperatura ambiente per diverse ore, ecc).

1. Scongelamento in frigorifero: A temperature di refrigerazione (tra i 4 e gli 8 gradi, a seconda dello scomparto del frigorifero - il ripiano più freddo e ideale è quello più in basso, subito sopra allo scomparto solitamente dedicato a frutta e verdura -), la preda ha modo di scongelarsi lentamente e senza rischio di eccessi nella proliferazione batterica. Per evitare di contaminare gli altri alimenti presenti, è sufficiente riporre le prede in un comune contenitore per alimen., ben chiuso. La tempis.ca per il completo scongelamento ovviamente dipenderà dalla taglia della preda, quindi il suggerimento è quello di fare un primo tenta.vo per verificare quanto tempo occorre per il caso specifico, in modo da regolarsi per le volte successive su quante ore prima del pasto sarà necessario riporre la preda in frigo (NB: se trascorrono altre ore dopo lo scongelamento completo, non importa, sarà sufficiente somministrare la preda entro 24 ore);

2. Scongelamento in acqua fredda: Se non si ha la possibilità di utilizzare il frigorifero, l’alterna.va è quella di usare l’acqua del rubine?o, fredda, eventualmente sos.tuendola ogni tanto, se non dovesse rimanere alla temperatura corre?a (sarà quindi necessario un termometro, per la verifica). Quando la preda è completamente scongelata, ovvero quando palpandola non si sentono più dei pezzi ghiaccia. e duri all’interno, si può procedere al riscaldamento. Riscaldamento: Anche per il riscaldamento possono essere u.lizza. diversi metodi, ma anche stavolta la tempis.ca e le temperature sono fondamentali, quindi suggeriamo solo i metodi più rapidi, meno dispendiosi, e che perme?ono il riscaldamento della preda in modo più uniforme possibile.

1. Riscaldamento in acqua tiepida: La preda viene immersa in un contenitore pieno di acqua .epida, dove per .epida si intende una temperatura che si aggira intorno ai 40-45°C. È importante non superare questo range, per non rischiare di portare a co?ura anche solo gli stra. superficiali di pelle, che altrimen. rischiano di sfaldarsi nel momento in cui il serpente costringerà la preda. Se non si dispone di un termometro, si può fare una s.ma approssima.va al ta?o: quel range di temperatura corrisponde più o meno a quello solitamente u.lizzato per lavarci; se non riusciamo a toccarla, avvertendo

sensazione di bruciore, sicuramente la temperatura è troppo elevata e supera i 50 gradi. Anche in questo caso la tempis.ca dipenderà dalla taglia, quindi occorre almeno un primo tenta.vo, ma in ogni caso è sempre bene assicurarsi che la preda si sia ben scaldata anche all’interno, palpando bene la pancia tenendola stre?a tra le dita per qualche secondo. Ovviamente l’acqua va sostituita se durante la procedura dovesse raffreddarsi troppo, andando al di sotto del range nomale;

2. Riscaldamento in acqua tiepida con sacchetto: Questa variante, per il resto identica alla precedente, prevede l’utilizzo di un sacchetto di plastica, all’interno del quale verrà posta la preda. Il sacchettoo deve poi essere chiuso bene, cercando di far uscire più aria possibile, in modo che non galleggi e che la preda venga comunque ben circondata dall’acqua. Questo eviterà che il pelo si bagni, cosa che può non essere un problema o può essere risolto con i metodi illustrat. in seguito, a seconda dei casi;

3. Riscaldamento con il phon: Consigliamo di non utilizzare questa tecnica come partenza, in quanto la temperatura raggiunta dallo strumento è eccessiva e il calore non viene distribuito in modo uniforme (oltre che essere dispendioso). Può essere però u.lizzata efficacemente per due finalità: - Asciugare il pelo; - Riscaldare solo la testa della preda, nel caso in cui l’ofide ci metta molto tempo ad attaccarla, facendola raffreddare, o comunque per invogliarne la predazione offrendo un punto più caldo da mirare (cosa utile soprattutto per gli animali dota. di fossette termorecettive, come i Pitoni reali). Asciugatura: Questa fase può non essere fondamentale, nel caso in cui: - il pasto venga offerto in un ambiente privo di substrato “frammentato” (ma attenzione, anche i fogli di scottex possono essere ingeri. accidentalmente, bisogna sempre supervisionare); - Il substrato venga in qualche modo coperto durante il pasto (es: con un foglio di polionda), in modo che non aderisca al pelo della preda. Nel caso in cui, invece, il pasto venga offerto in un ambiente con substrato frammentato, è bene asciugare anche solo grossolanamente il pelo della preda, in modo che questa non ne venga ricoperta. Una inges.one eccessiva di substrato, infatti, può causare pericolosi blocchi intes.nali, soprattutto se composto da materiale difficile o impossibile da digerire (es: pezze2 di legno). I più semplici metodi di asciugatura prevedono l’u.lizzo di: - Strofinaccio (ovviamente uno appositamente dedicato); - Scottex - Phon A questo punto, la preda potrà essere somministrata all’animale, nel più breve tempo possibile per evitare che si raffreddi. Consigli utili finali: - Se il riscaldamento avviene nelle vicinanze del luogo in cui si trova l’animale, la diffusione dell’odore nell’ambiente potrebbe s.molarlo e rendere così più facile l’acce?azione della preda; - Se, nonostante tutto sia fatto per bene, la preda si sfalda lo stesso a seguito della costrizione (può capitare), non c’è nessun problema, lasciate l’animale tranquillo a concludere il pasto e nei giorni successivi potrete provvedere eventualmente a pulire. Per pulire l’animale, in par.colare, sarà sufficiente passare delicatamente un panno umido lungo il corpo. Eventuali piccoli residui verranno comunque poi elimina. al momento della muta e non è necessario insistere.

Documento a cura di: Maria Natalia Mossi, con la revisione degli amministratori del gruppo Facebook “Pitone Reale” ( h?ps://www.facebook.com/groups/39897482529 )